LA SATIRA

Giuseppe Saragat è bersaglio degli umoristi dell’epoca per la sua abitudine di inviare telegrammi nelle più disparate occasioni, come nascite, morti, matrimoni, convegni, gare sportive, disastri, ecc.: ciò è legato probabilmente al desiderio che il popolo lo senta vicino in ogni circostanza, lieta o triste. Famosa a tal proposito è una vignetta di Giovanni Mosca realizzata nel giorno dello sbarco sulla luna, poi non pubblicata: si vedono due signori che guardano Neil Armstrong mentre scende dal modulo lunare con un pezzo di carta in mano. “E quello cos’è?” domanda il primo. “Il telegramma di Saragat” risponde l’altro. Fortebraccio afferma che “il tasto Marconi in dotazione alla Presidenza della Repubblica, appartiene ormai a Saragat per usucapione”. I napoletani lo soprannominano “Don Peppino o’ telegramma”. Anche il suo imponente aspetto fisico lo rende oggetto di satira: la giornalista Gianna Preda, per esempio, ne “Il Borghese” lo chiama il tacchino, perché rubizzo e dalla voce gutturale. Infine anche il suo amore per la buona tavola e il buon vino diventa bersaglio di vignettisti e umoristi: il più accanito è sempre Fortebraccio con frasi come “i messaggi di Saragat sono altrettanti brindisi”, “è sempre lambrusco nei modi”.

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