LO SCIOGLIMENTO
DELLE CAMERE

Nel marzo 1958 il Presidente della Repubblica Gronchi scioglie le Camere e indice nuove elezioni, che si svolgeranno il 25 maggio successivo. Si conclude così la II Legislatura repubblicana. Il potere di scioglimento delle Camere è esercitato dal Capo dello Stato in via autonoma, come si desume dal testo del comunicato stampa emanato dal Quirinale il 17 marzo 1958: «Il Presidente della Repubblica ha ricevuto oggi alle ore 13 al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri al quale ha sottoposto il decreto di scioglimento delle due Camere. L’onorevole Zoli lo ha firmato».

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I GOVERNI

Durante il settennato Gronchi si hanno nove crisi di Governo, tutte di natura extra-parlamentare. Due in particolare nascono non soltanto al di fuori del Parlamento, ma nonostante le Camere abbiano votato la fiducia: si tratta delle dimissioni del Governo Zoli nel giugno 1957 e di quelle del Governo Tambroni nell’aprile 1960. In entrambi i casi le crisi si concludono con il rigetto delle dimissioni da parte del Capo dello Stato. Il contestatissimo Governo Tambroni, durato solo quattro mesi dal 26 marzo al 19 luglio 1960, segna un momento delicato della Presidenza Gronchi. A seguito delle dimissioni di Antonio Segni il Presidente Gronchi – falliti i tentativi di incarico a Leone, allo stesso Segni e ad Attilio Piccioni – affida a Fernando Tambroni, di propria iniziativa e senza consultare i gruppi parlamentari, il compito di formare il nuovo governo: Tambroni ottiene la fiducia con l’appoggio del Movimento sociale italiano, nelle cui fila militano ancora molti “nostalgici” del Duce. Questo partito indice a luglio il proprio congresso a Genova, città Medaglia d’oro della Resistenza: le opposizioni e le sinistre insorgono e la rivolta si allarga anche ad altre città (Licata, Palermo, Catania). Il 7 luglio una grande e tumultuosa manifestazione si tiene a Reggio Emilia, dove avvengono scontri durissimi. Tambroni ordina alla polizia di intervenire e di sparare: i morti saranno cinque. Il Governo è chiamato a risponderne in prima persona e a Tambroni non resta che rassegnare le dimissioni. Gronchi dà l’incarico a Fanfani che forma così il suo III Governo.

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I RAPPORTI
CON IL PARLAMENTO

Il Presidente Gronchi fa uso del potere di rinvio delle leggi alle Camere con messaggio motivato, previsto dall’art. 74 della Costituzione, in tre casi, di cui due per mancanza di copertura finanziaria (art. 81 Cost.) e uno per il ritardo nella trasmissione dell’atto da promulgare (art. 73 Cost.). Con Gronchi inizia la prassi di promulgare leggi formulando osservazioni e rilievi destinati prevalentemente al Governo, talora anche alle Camere, in vista di possibili interpretazioni costituzionalmente conformi. Con il trascorrere del settennato, la dialettica tra Gronchi e gli organi costituzionali si fa più serrata e il Presidente ricorrerà sempre più spesso alle “osservazioni”.

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GLI ORGANI
COSTITUZIONALI

Nel settennato Gronchi, rispettando quanto auspicato dal Presidente nel discorso di insediamento e in attuazione del dettato costituzionale, iniziano a funzionare la Corte Costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL). Per quanto riguarda la Corte, il 15 dicembre 1955 nella Sala degli Specchi del Palazzo del Quirinale si svolge la cerimonia di giuramento dei primi giudici costituzionali. I cinque membri nominati dal Presidente Gronchi sono: Enrico De Nicola, che diventerà presidente della Corte il 23 gennaio 1956, Gaetano Azzariti, Giuseppe Capograssi, Giuseppe Castelli Avolio, Tomaso Perassi. Rispetto alla complessa vicenda della nomina dei giudici costituzionali di sua spettanza Gronchi, rivendicando il potere esclusivo del Presidente, già difeso dal predecessore Einaudi in aperto contrasto con l’allora Presidente del Consiglio De Gasperi, emana un decreto presidenziale senza proposta governativa e con la sola controfirma del Presidente del Consiglio dei ministri Antonio Segni, affermando in tal modo il principio della piena autonomia della nomina. Il 18 luglio 1959 ha luogo a Palazzo del Quirinale la cerimonia di insediamento del Consiglio superiore della magistratura, presieduto dal Capo dello Stato. Per tre anni Il CSM terrà le riunioni al Quirinale in attesa dell’allestimento della sua sede permanente a Palazzo dei Marescialli, inaugurata il 15 febbraio 1962 con l’intervento di Gronchi. Inoltre, il 20 febbraio del 1958 ha luogo in Campidoglio la cerimonia del primo insediamento del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, previsto dall’art. 99 della Costituzione, alla presenza di Gronchi. I discorsi ufficiali di insediamento sono pronunciati dal Presidente del Consiglio, Adone Zoli, e dal primo Presidente del CNEL, Meuccio Ruini. Il 28 gennaio 1961 ancora Gronchi interviene all’insediamento della seconda consiliatura dell’Organo nella sede di Villa Lubin, assegnata nel 1959. Infine, durante il settennato si svolgono 17 riunioni del Consiglio Supremo di Difesa, organo costituzionale presieduto dal Capo dello Stato.

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IL CONTESTO
EUROPEO

Gli anni della Presidenza Gronchi sono fondamentali per gettare le basi della futura Europa unita. Dal 1° al 3 giugno 1955 si tiene proprio in Italia la Conferenza di Messina, una riunione interministeriale dei sei Stati della CECA, che termina i suoi lavori con una Risoluzione che prevede la creazione della Comunità economica europea (CEE) e della Comunità europea dell’energia atomica (CEEA o Euratom). Il 25 marzo 1957 a Roma, in Campidoglio, vengono firmati i “Trattati di Roma”, che istituiscono tali organismi. Insieme al Trattato Che Aveva Istituito La Comunità Europea Del Carbone E dell’acciaio, firmato a Parigi il 18 aprile del 1951, rappresentano il momento costitutivo delle Comunità europee.

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